“Perseguire la felicità è lo scopo stesso della vita: è evidente. Che crediamo o no in una religione, che crediamo o no in questa o in quella religione, tutti noi, nella vita, cerchiamo qualcosa di meglio. Perciò penso che la direzione stessa dell’esistenza sia la felicità.

Credo che la felicità si possa ottenere addestrando la mente.

In questo contesto, quando parlo di “addestramento della mente” non intendo con “mente”solo le capacità cognitive o l’intelletto, ma assegno al termine il significato della parola tibetana sem, che è assai più ampio, più simile a “psiche o spirito”, e include sentimento ed intelletto, cuore e cervello. Adottando una certa disciplina interiore, possiamo mutare il nostro atteggiamento, la nostra intera visione del mondo e il nostro approccio alla vita.

Tale disciplina interiore può naturalmente comprendere molte cose, molti metodi. Ma in genere si inizia con l’identificare i fattori che conducono alla felicità e quelli che conducono alla sofferenza. Fatto questo, bisogna cominciare ad eliminare a poco a poco i secondi e a coltivare i primi. Questo è il sistema.”

 

(da un’intervista al 14° Dalai Lama Tenzin Gyatzo, leader politico e spirituale del popolo tibetano)

Una felicità quindi determinata più dallo stato mentale che da eventi esterni, che si traduce nella volontà di andare incontro agli altri, di esprimere sentimenti di empatia e comprensione verso il mondo.

LiberaMente

Stupido e gretto è colui che pensa che la corsa sia solo un atto fisico, dello spostamento delle masse. Il correre è arte della meditazione, della conoscenza di se e dell'esplorazione dell'animo umano ..